Quali sono gli obblighi del datore di lavoro in una cessione del quinto dello stipendio? Spesso, infatti, il ruolo del datore di lavoro nelle cessioni del quinto è sottovalutato. In realtà, svolgono funzioni molto importanti, soprattutto per l’impegno che si assumono nella restituzione del finanziamento ottenuto dal dipendente.

Cos’è la cessione del quinto dello stipendio

È una tipologia di finanziamento rivolta esclusivamente ai dipendenti pubblici/statali e, in presenza di determinati requisiti, ai dipendenti privati. Una delle principali caratteristiche della cessione del quinto riguarda le modalità di restituzione del prestito. Infatti, il dipendente rimborsa il finanziamento cedendo alla banca parte del proprio stipendio.

Perché si parla di cessione del quinto? Perché il “quinto” rappresenta la percentuale massima che il lavoratore può cedere alla banca per il rimborso del finanziamento.

Tutti i lavoratori con un contratto a tempo indeterminato possono richiedere la cessione del quinto. Per i dipendenti con contratto a tempo determinato, il discorso è un po’ differente. Il finanziamento può essere ottenuto, a condizione che la durata dello stesso sia inferiore o coincida con la scadenza del contratto del lavoratore. È, inoltre, obbligatorio sottoscrivere delle polizze assicurative rischio vita e impiego nonché essere in possesso di alcuni importanti documenti.

Qual è il ruolo dell’azienda nella cessione del quinto?

Partiamo dal presupposto che il contratto di cessione del quinto è frutto di un accordo privato tra il lavoratore e la banca o intermediario. Il datore di lavoro non può in alcun modo prendere parte alla trattativa né alla stipula del contratto di finanziamento.

Inoltre, il datore di lavoro non ha il diritto di opporsi alla cessione del quinto dello stipendio.  Molti lavoratori potrebbero, magari, preoccuparsi di eventuali malumori da parte dei loro datori di lavoro dinnanzi ad una richiesta di cessione del quinto. Nulla di più sbagliato. L’ottenimento di una cessione del quinto non può e non deve pregiudicare in alcun modo il rapporto tra dipendente e datore di lavoro.

Secondo quanto stabilito dalla Legge Finanziaria del 2005, la cessione del quinto è un diritto del lavoratore dipendente. Il datore di lavoro ha facoltà di opporsi nel caso in cui la rata mensile da restituire sia pari o superiore al 50% dello stipendio netto del dipendente.

Obblighi del datore di lavoro: cosa deve fare l’azienda dopo l’erogazione del finanziamento?

Il datore di lavoro viene avvertito dell’avvenuta concessione del finanziamento al suo dipendente. A partire dal mese successivo alla notifica, l’azienda deve provvedere a trattenere il quinto dello stipendio dalla busta paga del dipendente, versandolo all’ente che ha erogato il prestito.

Trattenuta e versamento debbono essere effettuati ogni mese. Nel conteggio rientrano anche gli assegni di tredicesima e quattordicesima. L’azienda non ha alcuna possibilità di opporsi al versamento e alla trattenuta, anche nel caso in cui tale richiesta dovesse pervenire dal lavoratore stesso.

Tra gli obblighi del datore di lavoro figura anche quello di fornire alla banca tutti i documenti utili per un’approfondita valutazione della situazione lavorativa del dipendente. In particolare, l’istituto di credito vorrà conoscere informazioni come:

Cosa accade con il TFR del lavoratore

Potrebbe accadere che il rapporto tra datore di lavoro e dipendente si concluda quando la cessione del quinto è ancora in corso. L’azienda è tenuta a darne comunicazione alla banca. Dal canto suo, l’istituto di credito risponderà comunicando all’azienda l’ammontare del debito residuo.

Ai fini del rimborso del finanziamento, qualora il rapporto di lavoro sia terminato, può entrare in gioco il TFR del lavoratore. A tal proposito, l’azienda si assume il compito di versare alla banca il TFR del suo ex dipendente, anche l’intero importo accantonato, se necessario.

In realtà, il TFR è una delle garanzie fondamentali per l’ottenimento della cessione del quinto. Maggiore risulterà il TFR accantonato, più elevata sarà la cifra che il dipendente potrà ottenere in prestito.

Essendo una forma di garanzia, il TFR sarà vincolato per tutta la durata del finanziamento. Cosa significa questo? Che il dipendente non potrà in alcun modo chiedere o pretendere anticipi relativi al TFR mentre la cessione del quinto è ancora in corso. Lo svincolo del TFR avverrà solo quando tutte le rate del finanziamento risulteranno rimborsate.

Cosa accade se l’azienda non versa alla banca le rate della cessione del quinto?

La banca potrà rivalersi sul datore di lavoro, anche nel caso in cui il versamento delle rate risulti sì avvenuto ma con un ritardo rispetto a quanto stabilito dal contratto. In casi del genere, ossia quando si accerta che la responsabilità del mancato pagamento è da attribuire unicamente al datore di lavoro, la banca non potrà rivalersi sul dipendente.

Il datore di lavoro può rispondere per le sue inadempienze rispetto alla cessione del quinto sia in sede civile che penale. Qualora, infatti, la cifra destinata al rimborso del finanziamento venga utilizzata in modo differente dall’azienda, si configurerebbe per il datore di lavoro il reato di appropriazione indebita.

Solo nei casi di dimissioni del lavoratore, licenziamento per giusta causa o aspettativa, il datore di lavoro può sospendere il pagamento delle rate.

Casistiche particolari

L’azienda può addebitare delle spese al proprio dipendente per l’impegno che il datore di lavoro si assume mensilmente? In base a quanto stabilito da una recente sentenza del Tribunale di Milano e della Corte d’Appello di Milano, la risposta è No.

Il caso riguarda alcuni lavoratori milanesi che avevano deciso di sottoscrivere un finanziamento tramite cessione del quinto dello stipendio. A seguito dell’erogazione del finanziamento e della prima trattenuta in busta paga del quinto dello stipendio, i lavoratori hanno ricevuto un addebito mensile da parte del datore di lavoro di 15 euro.

Di fatto, ogni mese in fase di pagamento della busta paga, il datore di lavoro versava alla banca la somma necessaria per la restituzione del finanziamento e, per fare tutto ciò, addebitava al suo dipendente la cifra di 15 euro.

La Corte d’Appello di Milano ha ritenuto illegittima la trattenuta di tale spesa al dipendente. La cessione del quinto, infatti, rientra tra le normali pratiche di gestione dei rapporti tra azienda e lavoratore dipendente. Di conseguenza, l’azienda è stata costretta a restituire ai dipendenti le somme ingiustamente addebitate.

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